• Dott. Davide Bregoli

Cosa vuoi VERAMENTE sapere sull'ansia?

A tutti, almeno una volta nella vita, è capitato di

Anche quando tutto sembra andare per il verso giusto, può improvvisamente capitare di provare una profonda e inaspettata angoscia annullando tutti gli aspetti positivi della nostra vita.

L’ansia è un’emozione caratterizzata da sensazioni di tensione, minaccia, preoccupazione e cambiamenti a livello fisiologico; pur condividendo con la paura aspetti simili dal punto di vista fisiologico, si differenzia perché mentre la paura è una reazione emotiva ad un pericolo reale ed immediato, l’ansia è una reazione emotiva ad una minaccia futura percepita. L’ansia è stato d’animo universale e naturale dell’uomo che di per sé ha la funzione di rispondere allo stress provato: pertanto l’ansia non ha sempre e necessariamente caratteristiche negative. L’ansia diventa patologica quando disturba quotidianamente la persona, in misura

più o meno notevole, portando delle limitazioni nella vita quotidiana dell’individuo. Ciò è dovuto al fatto che l’ansia patologica spesso è dotata di una propria “autonomia”, manifestandosi senza che il soggetto sia a volte consapevole delle cause scatenanti, con un’intensità che può provocare un grado di sofferenza elevato e una durata spesso cronica.


LE CARATTERISTICHE DEL SINTOMO ANSIOSO

L'ansia sembra avere varie componenti: cognitiva, fisiologico, emotiva e comportamentale. La componente cognitiva implica aspettative di un pericolo diffuso e incerto e una sensazione di pericolo imminente. La sovrastima del pericolo e la sottostima delle capacità di fronteggiarlo riflettono, nei disturbi d’ansia, l’attivazione di schemi cognitivi connessi alle sensazioni di pericolo, a causa dei quali la realtà esterna viene vissuta come estremamente pericolosa e il se stessi come estremamente vulnerabili. Dal punto di vista fisiologico, il corpo prepara l'organismo ad affrontare la minaccia (una reazione d'emergenza): si può

notare, a livello fisico, pallore della pelle, sudore, tremore e dilatazione pupillare. Dal punto di vista emotivo, implica una complessa combinazione di emozioni che includono paura, apprensione e preoccupazione, ed è spesso accompagnata da sensazioni fisiche come palpitazioni, dolori al petto e/o respiro corto, nausea, tremore interno. Infine, dal punto di vista comportamentale, si possono presentare sia comportamenti volontari sia involontari, spesso non-adattivi, diretti alla fuga o all'evitare la fonte dell'ansia.


LE CLASSIFICAZIONI DELL'ANSIA

Come detto precedentemente, nei disturbi d’ansia la persona esposta alla “sua” situazione stimolo proverebbe un’emozione ritenuta insopportabile, che, talvolta potrebbe far credere o sentire alla persona di impazzire o di morire. Pertanto, l’ansia può essere distinta in due grandi categorie:

  • Adattiva (fisiologica): quella che prepara a un pericolo potenziale e può contribuire ad affrontare situazioni difficili;

  • Disfunzionale (patologica): caratterizzata da una condizione di malessere che provoca un grado di sofferenza non sopportabile e che può portare dei comportamenti per difendersi da questa onda emotiva che possono limitare le normali attività della vita quotidiana della persona.

Nello specifico, l’ansia patologica può essere suddivisa in tre categorie:

  • ansia anticipatoria: di breve durata, scatenata da un segnale identificabile (reale o immaginario) associato al pericolo;

  • ansia generalizzata: condizione durevole di tensione, sganciata da particolari stimoli;

  • attacco di panico: manifestazione di ansia acuta, inaspettata, in cui si manifesta un improvviso senso di pericolo con imponenti sintomi somatici.

Nella pratica clinica, secondo il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), i disturbi d’ansia possono essere suddivisi in:

  • Disturbi d’ansia di separazione: è la paura intensa e inappropriata rispetto all’età del soggetto dalla separazione da una o più figure di riferimento (solitamente la madre);

  • Fobia specifica: è un’intensa ansia eccessiva verso oggetti o situazioni specifiche, che di norma non provocano questo tipo di reazione in persone che non provano questo disagio;

  • Disturbo d’ansia sociale (o fobia sociale): è un’ansia relativa a una o più situazioni sociali nelle quali l’individuo viene esposto al possibile giudizio degli altri. Quello che la persona teme realmente è di agire in modo tale che i suoi sintomi d’ansia venga valutata negativamente dalle altre persone e che lo rifiuteranno nella situazione sociale;

  • Disturbo di panico: l’ansia si manifesta attraverso cambiamenti di tipo fisiologico che raggiungono la maggiore intensità negli attacchi di panico. L’attacco di panico è caratterizzato da un’improvvisa e intensa paura in assenza di un reale pericolo, accompagnato da sintomi fisici (tachicardia, tremori, dolore al petto, nausea, etc.). Gli attacchi di panico sono solitamente inaspettati;

  • Agorafobia: è l’ansia provata al trovarsi in luoghi o situazioni da dove sia difficile allontanarsi oppure dove sia difficile o impossibile ricevere aiuto nel caso in cui si verifichino i sintomi;

  • Disturbo d’ansia generalizzata: è caratterizzata da ansia e preoccupazioni eccessive che si manifestano per la maggior parte dei giorni relativi a molti eventi o attività quotidiane. La persona affetta da questo disagio ha difficoltà nel controllare la preoccupazione e l’ansia associata a tre o più dei seguenti sintomi: irrequietezza, affaticamento, difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria, irritabilità, tensione muscolare e/o alterazioni del sonno.


I SINTOMI DELL'ANSIA

I sintomi legati all’ansia patologica possono essere raggruppati in tre grandi categorie:

  • sintomi cognitivi ed emotivi: nervosismo, difficoltà di concentrazione, sensazioni di testa vuota, difficoltà di addormentamento, irritabilità, paura di morire, paura di perdere il controllo, paura di non riuscire ad affrontare le situazioni;

  • sintomi fisici: sensazioni di soffocamento, vertigini, nausea, diarrea, vampate di calore/brividi, nodo alla gola, dolori muscolari, palpitazioni, sudorazioni, mani fredde/sudate, bocca asciutta, tremori;

  • sintomi comportamentali: il più frequente è l’evitamento, ovvero il tenersi lontani dalle situazioni che potrebbero provare ansia. Questo può avere un impatto negativo, soprattutto nelle situazioni utili alla persona (per esempio prendere i mezzi pubblici, parlare in pubblico, sostenere un esame, etc.). A volte queste limitazioni che la persona cerca di superarle ricorrendo ad un accompagnatore i ad altri tipi di comportamenti protettivi (per esempio abusando l’uso di farmaci ansiolitici).


LA TERAPIA COGNITIVO-COMPORTAMENTALE PER LA CURA DELL'ANSIA

Alcune volte, nel trattamento dell’ansia, alcuni medici decidono di impiegare la farmacologia. Le classi di farmaci con la migliore evidenza scientifica di efficacia sono gli antidepressivi e le benzodiazepine.

Tuttavia, molte ricerche scientifiche hanno dimostrato che un percorso psicoterapico, soprattutto se di tipologia Cognitivo – Comportale, risulta essere molto efficace. Tale modello psicoterapico sostiene che non sono gli eventi a provocare ciò che si prova, ma bensì la modalità con cui gestiamo tali eventi, attraverso i nostri pensieri. Pertanto, grazie alla Psicoterapia Cognitivo – Comportamentale, la persona apprenderà due tipologie di abilità: attraverso specifiche tecniche si imparerà a correggere le proprie interpretazioni errate di pericolo e minaccia; si individueranno le proprie risorse personali per impiegare efficacemente le tecniche apprese. La tipologia di percorso può essere diversa in base al disturbo, ma si rilevano elementi comuni quali la psicoeducazione (il paziente apprende le informazioni circa la natura e i meccanismi dell’ansia), esposizione (esposizione del soggetto alla situazione temuta e a prevenire l’eventuale risposta di evitamento) e rilassamento (esercizi di rilassamento per ridurre l’attivazione ansiosa).

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